Elogio della creatività, ovunque sia

Dolce e Gabbana sono personaggi della moda diversi dal cliché abituale, non fanno mistero di essere una coppia affiatata non solo nel lavoro, ma anche nella vita privata, ma non ne fanno un oggetto di culto. La loro moda estroversa e innovativa suscita invidia e gelosia, anche perché è imprevedibile e non ha bisogno di aggiunte intellettualoidi per essere compresa. Sono un simbolo del made in Italy, ma non frequentano salotti impegnati, come molti altri che operano nei settori creativi. Hanno delocalizzato una parte della produzione per essere più competitivi e hanno ubicato i loro brand in luoghi a tassazione ridotta.
21 AGO 20
Immagine di Elogio della creatività, ovunque sia
Dolce e Gabbana sono personaggi della moda diversi dal cliché abituale, non fanno mistero di essere una coppia affiatata non solo nel lavoro, ma anche nella vita privata, ma non ne fanno un oggetto di culto. La loro moda estroversa e innovativa suscita invidia e gelosia, anche perché è imprevedibile e non ha bisogno di aggiunte intellettualoidi per essere compresa. Sono un simbolo del made in Italy, ma non frequentano salotti impegnati, come molti altri che operano nei settori creativi. Hanno delocalizzato una parte della produzione per essere più competitivi e hanno ubicato i loro brand in luoghi a tassazione ridotta. Sono stati processati per il reato di abuso di diritto – in relazione a presunte evasioni riguardanti i proventi di beni immateriali – con pene detentive che non si comminano nemmeno ai rapinatori. Ciò mentre negli Stati Uniti si discutono casi analoghi di elusione tributaria, riguardanti compagnie gigantesche come Apple, Google o la catena multinazionale di caffè Starbucks che sono riuscite ad azzerare le imposte dovute attraverso operazioni molto più spericolate – per le quali però non sono neppure a oggetto di recupero del tributo e di sanzioni pecuniarie perché il tenore della legge non lo consente. In effetti il G20 discute questo tema, dal punto di vista della modifica delle legislazioni, con accordi internazionali. Il tema è complicato perché i beni immateriali generano reddito sia nel luogo in cui sono creati sia in quelli dove sono smerciati i prodotti che li incorporano, e anche in quelli in cui se ne producono le componenti materiali o dove queste vengono assemblate.
Negli Stati Uniti molti sostengono che i “creativi” generano vantaggi diffusi per la società – anche quando non pagano imposte sul reddito e sui proventi dei loro beni immateriali – perché le idee producono altre idee e prestigio per la nazione da cui esse originano. Ciò vale non solo per le creazioni tecnologiche, ma anche per quelle dei beni moda e del made in Italy, come nel caso di Dolce e Gabbana, che la settimana scorsa hanno chiuso per protesta gli atelier milanesi. Le imposte vanno pagate, ma chi cerca di ridurle con espedienti elusivi connessi al fatto che si tratta di beni immateriali (che per la loro natura sono semi pubblici) non va criminalizzato. Ciò implica piuttosto distruggere queste ricchezze comuni. Il che è solo sciocco autolesionismo.